Primi Piatti

Pasta Norma

Melanzane fritte, ricotta salata e pomodoro fresco.

Pasta Broccoli

Broccoli siciliani saltati con aglio e peperoncino.

Nero Seppia

Pasta al nero di seppia con un tocco di pomodoro.

Spaghetti Carrettiera

Spaghetti con aglio, olio, peperoncino e acciughe.

Pasta cu maccu

Purè di fave in olio EVO

Pasta al forno

Pasta infornata con melanzane, ragù, formaggi locali e uovo sodo

Spaghetti ai ricci di mare

Pasta con le sarde

Spaghetti o linguine, aglio, olio extravergine, prezzemolo e polpa di ricci freschissimi

Pasta con le sarde, finocchietto selvatico, pinoli e uva passa

Primi Piatti

Sapori autentici di pasta fresca e sughi tradizionali.

PASTA ALLA NORMA

La Pasta alla Norma è il simbolo della cucina catanese. Il nome è un omaggio all'opera di Vincenzo Bellini: si narra che il commediografo Nino Martoglio, colto dalla bontà del piatto, lo definì una "vera Norma" per indicarne la perfezione. Composta da maccheroni, pomodoro, melanzane fritte, basilico e un'abbondante grattugiata di ricotta salata, la ricetta è un capolavoro di sapori siciliani celebrato ufficialmente ogni 23 settembre.

PASTA BROCCOLI

La pasta con i broccoli alla catanese celebra il cavolfiore violetto dell'Etna. A differenza della versione palermitana, esclude lo zafferano e si ispira al "broccolo affogato": il cavolo è stufato con cipolla, acciughe, olive nere e sfumato con vino rosso. Piatto di recupero della tradizione contadina, condivide gli ingredienti con la tipica scacciata. Si serve solitamente con bucatini, pecorino siciliano e l’immancabile muddica atturrata (mollica tostata) per il tocco croccante.

PASTA AL NERO DI SEPPIA

La pasta col nero di seppia è un caposaldo della cucina catanese. Nato come piatto povero dei pescatori per recuperare gli scarti, il suo colore scuro omaggia la pietra lavica dell'Etna. La variante "u ripiddu nivicatu", con ricotta salata, ne richiama il profilo innevato. La ricetta prevede spaghetti conditi con seppie fresche, sfumate al vino bianco, e l'aggiunta di estratto di pomodoro per dare corpo al sugo. È un’icona sensoriale che unisce mare e vulcano.

PASTA AL FORNO

PASTA CU MACCU

SPAGHETTI CARETTIERA

La pasta alla carrettiera nasce come pasto veloce per i conducenti di carri. La variante catanese si distingue da quella palermitana (spesso "in bianco") per l'uso del pomodoro fresco a cubetti, condito a crudo con abbondante aglio, olio e peperoncino. Il calore della pasta appena scolata esalta i profumi degli ingredienti, completati dall'immancabile ricotta salata. È un piatto rustico che celebra la freschezza e il legame profondo con il territorio etneo.

La pasta col macco di fave ha radici nell'antichità classica (maccare, schiacciare). A Catania è il piatto rituale di San Giuseppe, simbolo di carità contadina. Si ottiene cuocendo a lungo le fave secche fino a ridurle in crema, unendo ditalini e spesso bietole (gira). Era considerato un cibo beneaugurante, celebrato anche nella versione fritta come spuntino per i braccianti. Si rifinisce con abbondante olio EVO a crudo, pepe o peperoncino.

La pasta al forno catanese evolve dai timballi arabi in un trionfo di convivialità. A differenza della versione palermitana, usa rigatoni o penne arricchiti con melanzane fritte, uova sode, salame e polpettine grandi come nocciole. Elemento chiave è la Tuma (o primo sale) e il caciocavallo per la gratinatura ('ncasciata). È il piatto simbolo della domenica, che unisce il ragù di carne ai sapori decisi del territorio etneo in una crosticina dorata e ricca.

SPAGHETTI AI RICCI DI MARE

Gli spaghetti ai ricci sono l'essenza del mare di Catania, legati a borghi come Ognina e Acitrezza. Nati come spuntino dei pescatori sugli scogli, sono oggi un piatto d'eccellenza. La regola d'oro è la semplicità: la polpa corallina va aggiunta rigorosamente a crudo fuori dal fuoco, per non alterarne la cremosità e il profumo iodato. Con spaghetti, aglio, olio e prezzemolo, si crea un'emulsione che celebra l'autentico sapore del Mediterraneo.

PASTA CON LE SARDE

La pasta con le sarde alla catanese è il piatto rituale di San Giuseppe. Si distingue dalla versione palermitana per il colore brunito dato dallo "strattu" (estratto di pomodoro) e l'assenza di zafferano. Protagonisti sono le sarde fresche e il finocchietto selvatico, la cui acqua di cottura è usata per i bucatini. Il piatto è completato dall'immancabile muddica atturrata, che regala croccantezza e simboleggia l'anima povera e sapiente della cucina etnea.

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